Cosa sono e come si usano gli incensi

 

Tradizionalmente il termine incenso indicava solo un tipo ben preciso di resina,  chiamata OLIBANO, degli alberi di Boswellia (Boswellia Carteri, Boswellia Sacra e Boswellia Serrata) che una volta essiccata poteva essere bruciata utilizzando un braciere o dei semplici carboni accesi.

Ad oggi il temine “incenso” è utilizzato per indicare sostanze che bruciate producano un aroma, siano esse sotto forma di  bastoncini, detti appunto bastoncini di incenso, o  resine e piante aromatiche, usate fin dall’antichità; avremo così i bastoncini di incenso aromatizzate con varie fragranze (dal muschio bianco fino alla mirra, al patchouli, al sandalo, alla rosa, etc. etc.) oppure troveremo indicate le resine come incenso di Mirra, incenso Benzoe, Incenso Storace etc. etc.
Capita spesso di riscontrare nomi diversi in riferimento a medesime piante o resine, a seconda del Paese; quando detto comporta un’inevitabile problema di comprensione, al quale si aggiunge anche la tendenza a dare ad alcune resine l’appellativo della pianta che le produce, portando così ad una differenziazione quasi capillare. E’ il caso degli alberi di Commiphora la cui resina varia dalla conosciutissima Mirra (Commiphora Mirra) fino al meno noto Guggul (Commiphora Mukul).

Le differenze tra le resine in termini di fragranza possono anche essere notevoli: da un profumo dolce e morbido fino ad uno acuto e penetrante.
Oltre alle resine si possono usare come incensi anche legni aromatici (es. il sandalo) o foglie, oppure addirittura le bacche o i semi.

Tipo

Resine

Legni

Erba/foglie

Semi/bacche

Radici

Minerali

 

Mirra

Sandalo

Artemisia

Abelmosco

Galanga

Zolfo

 

Gomma mastice

Legno di Abete

Rosmarino

Bacche di Ginepro

Geziana

Salnitro

 

Benzoino

Legno di Pino

Salvia

Cardamomo

Assafetida

Carbone

 

 

 

 

 

 

 

Per scegliere quale sostanza utilizzare è fondamentale la conoscenza della stessa, non soltanto da un punto di vista prettamente chimico ma anche analogico e tradizionale. Per fare un esempio, la resina di Boswellia (incenso/olibano) è tradizionalmente usata per purificare gli ambienti (non a caso viene usato nelle chiese), è un incenso grato a tutte le forze spirituali che siano esse solari o lunari etc..

Utilizzo, cenni…

 

Come si utilizzano gli incensi? Tradizionalmente gli ingredienti venivano triturati e ridotti in polvere e poi mischiati in specifiche proporzioni, oppure venivano usate pure, non mischiate, a seconda dell’occasione. I composti così ottenuti venivano bruciati dentro bracieri che contenevano del carbone acceso sopra il quale era posto un piattino che diventava incandescente; oppure venivano bruciati direttamente sui carboni o nel fuoco.
Oggi sono disponibili in erboristeria o in negozi specializzati dei carboncini che una volta accesi bruciano da soli per tempi variabili a seconda della dimensione e del tipo. Sopra questi si possono bruciare gli incensi, ovviamente i carboncini vanno posti in recipienti idonei, tipo incensieri o turiboli; sono da evitare i comuni piatti o i posacenere in vetro poiché data l’alta temperatura a cui arrivano i carboncini potrebbero rompersi.
Dal momento che ciascuna resina o pianta ha delle caratteristiche ben precise è molto importante aver ben chiaro quali siano gli effetti per poter scegliere cosa usare. A tal proposito nella sezione Ingredienti troverete una lista con le descrizioni di varie piante e resine.